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Gargano selvaggio - Travel - Chiara Martini Photo
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Gargano selvaggio

Immagini di un viaggio indietro nel tempo

Gargano selvaggio

Immagini di un viaggio indietro nel tempo

Ponte tra il 25 Aprile e il primo Maggio : “ Matte’, ma… Che dici vogliamo partire qualche giorno?” Niente, ormai sono inarrestabile.
Sinceramente, abbiamo scelto il Gargano perché le altre mete che ci interessavano erano inaccessibili durante quei giorni, e sinceramente, è stata una delle decisioni migliori che avremmo potuto prendere.
Parliamo di fine Aprile, ma in realtà c’erano 30 gradi all’ombra, e nonostante ciò nemmeno un turista. Ci siamo goduti un vero paradiso, immersi completamente nella natura e nelle atmosfere di una volta.

Non è un segreto che per me sia molto importante la scelta dell’alloggio in un viaggio, anzi direi che è il punto più delicato di tutta l’organizzazione.
Credo che sia perché ho bisogno di immergermi in quella realtà a 360 gradi, devo sentirmi parte dell’esperienza, non una semplice osservatrice, quindi ho scelto la dimora più tipica nel paesino più tipico.
Casa base a Vico del Gargano, uno dei borghi più belli d’Italia, soprannominato il “paese dell’amore”.
Vale la pena perdere l’orientamento nelle stradine tortuose, esplorare i quartieri medievali, per lasciarsi incantare dal profilo raffinato di Palazzo della Bella o ritrovarsi in Vicolo del Bacio, “tappa imperdibile per gli innamorati ” mi ha detto il fornaio.
Tutto il paesino è un trionfo di pietra, tra comignoli, portali intagliati, scalinate scavate nella roccia, archetti e capitelli.

``In quel periodo tutto il Gargano era davvero un tripudio di colori e di profumi, tutti gli alberi erano in fiore, le cittadine cominciavano a risvegliarsi, e potevi sempre trovare qualche vecchio di paese pronto a raccontarti dei fatti strani.``

Situata proprio al centro di Vico del Gargano, c’era “Donna Elena B&b” una stupenda dimora d’epoca, incastonata tra le casupole dai toni chiari e pastello, il posto ideale per vivere l’atmosfera del luogo.
Avevamo fatto un salto nel tempo, nella residenza tutto era rimasto come una volta, le cristalliere con le foto di famiglia, i soffitti affrescati, le piastrelle del pavimento, i gradoni in pietra…
Ovviamente non ho potuto fare a meno di fotografare tutto, ogni stanza, mobile, libro, divano era coperto da una luce così morbida e calda…
Ogni cosa raccontava una storia, ma nel sottolineare la sua autenticità, la casa non mancava di essere allo stesso tempo fresca, luminosa, e assolutamente di buon gusto, insomma, me ne sono perdutamente innamorata.

Nonostante tutto questo, devo dirvi che la vera personalità della dimora era di sicuro la Donna di casa.
Era Stefania a dare quel valore aggiunto senza il quale la residenza non avrebbe avuto lo stesso fascino autentico.
Una mattina, eravamo nel grande salone, per la colazione, io passeggiavo nel terrazzo che si affacciava verso un’altra fila di case, nell’aria c’era l’odore dei cornetti che Stefania stava preparando per noi.
C’era un signore anziano affacciato ad un piccolo finestrino, osservava la gente passare, sul davanzale era pieno di pennelli, e lui era completamente concentrato, mi ha fatto molta tenerezza.
Così Stefania mi ha spiegato che si trattava di un pittore, che ogni mattina si affacciava sempre alla stessa ora, aspettando il suo saluto.
Quella mattina l’abbiamo passata a chiacchierare con Stefania, seduti al tavolo della colazione, tra un caffè e un dolcetto, come si fa con i vecchi amici.

In quel periodo tutto il Gargano era davvero un tripudio di colori e di profumi, tutti gli alberi erano in fiore, le cittadine cominciavano a risvegliarsi, e potevi sempre trovare qualche vecchio di paese pronto a raccontarti dei fatti strani.
Abbiamo passeggiato tra i vicoli di Vieste, Peschici, Rodi, abbiamo cenato sugli scogli, ci siamo persi quattro o cinque volte nella Foresta Umbra, e soprattutto abbiamo mangiato tantissimo.
Sul Gargano ho anche mangiato il gelato più buono della mia vita (non per modo dire), a Peschici, da Michele, un cono con ricotta, noci e sciroppo alle pere, era così buono che ho dimenticato di fotografarlo!
Be’, una scusa in più per tornarci presto…